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venerdì 4 maggio 2007

Togliere le tonsille da adulti non serve

Gli adulti che soffrono di gola infiammata possono trarre benefici dall'asportazione chirurgica delle tonsille nel breve periodo, ma gli effetti a lungo termine dell'intervento sono ancora poco chiari e i benefici del primo momento potrebbero essere bilanciati dagli effetti collaterali dell'operazione. A dirlo, un articolo che compare sul British Medical Journal, e che riguarda un piccolo studio condotto in Finlandia su adulti che avevano subito una tonsillectomia.
L'intervento ha ridotto significativamente l'insorgenza di altre infezioni nei primi 90 giorni dopo l'operazione, rispetto ad altri trattamenti non chirurgici. Nonostante questi promettenti risultati, nell'articolo si mette in guardia, i medici non possono sbilanciarsi sulla bonta' assoluta della scelta chirurgica, non essendo ancora ben chiari i benefici a lungo termine dell'intervento. Il problema principale dello studio, a detta di Paul Little della University of Southampton, e' che il periodo di analisi post-operatoria e' stato troppo corto, e non ha fornito utili indicazioni sul lungo termine.
Altre critiche vengono inoltre mosse al campione troppo piccolo e sui dati insufficienti sulla severita' delle infezioni descritte. Uno degli svantaggi dell'intervento chirurgico descritti nello studio, e' stata gola infiammata dopo 13 giorni, che avrebbe potuto raggiungere, tuttavia, gravita' maggiore in un campione piu' largo di pazienti. Altri scompensi riportati, mal d'orecchie, disidratazione e problemi dentali, che possono portare a complicazioni anche serie come emorragie e sepsi. Secondo lo studioso, si conosce ancora troppo poco degli effetti collaterali a lungo termine dell'intervento per dare dei consigli ai pazienti circa l'operazione di tonsillectomia. L'unica cosa certa che si puo' dire, secondo Little, e' che i pazienti che hanno avuto quattro episodi di tonsillite in un anno, o tre in sei mesi, hanno una probabilita' di avere la gola infiammata per una media di 2,5 giorni al mese nei successivi sei mesi se non decidono di sottoporsi all'intervento. Se invece decidono di farlo, esiste la probabilita' che questi abbiano 13 giorni di dolore acuto dopo l'operazione, e una media di 0,5 giorni di gola infiammata nei prossimi sei mesi insieme a complicazioni postoperatorie minori che, solo in rari casi, possono rappresentare una minaccia per la vita.

(AGI)

In Australia si alla clonazione di embrioni umani


A detta del ministro della Sanità, Pike:" La nuova legge rafforzera' la reputazione dell'Australia come leader nella ricerca medica, tuttavia vi sono sempre norme di licenza molto severe e chiari limiti etici". Tali norme permetteranno di usare gli embroni in eccedenza ottenuti dal trattamento di fecondazione in vitro. Il Primo stato australiano ad aver legalizzato la clonazione di embrioni umani è il Victoria per la ricerca sulle cellule staminali.

E' giusto non mettere freno alla ricerca medica? Dite la vostra.

lunedì 30 aprile 2007

Attenzione agli occhiali da sole degli ambulanti

Con la bella stagione, inforcare un bel paio di occhiali da sole diventa un rito quotidiano. Soprattutto per proteggere gli occhi dalle radiazioni solari. La tentazione di comprarne un paio alla prima bancarella è forte, vista la differenza tra i prezzi praticati dal tradizionale negozio di ottica e quelli del venditore ambulante. Ma a differenza della falsa borsetta griffata, il cui acquisto non provoca un danno alla salute, gli occhiali da sole, quando non sono conformi alle prescrizione di legge, possono causare danni alla vista: sono dietro l'angolo cataratta, degenerazione maculare e congiuntiviti. Il monito arriva in una nota da Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc, l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

Gli occhiali da sole 'fuori legge' - si legge nella nota - sono proprio quelli messi in vendita sulle bancarelle, per strada o sulle spiagge da improvvisati venditori. Come sceglierne dunque un buon paio? Considerare innanzitutto che devono essere accompagnati dalla nota informativa, prevista tra l'altro dalla legge, dove sono indicati: il fabbricante o mandatario; il grado di protezione, la categoria (da 0 a 4, dal più chiaro al più scuro); i limiti di impiego; le istruzioni d'uso; la marchiatura CE (conformità europea). Certo, tutto questo può non bastare perchè la nota informativa può essere allegata anche adun paio di occhiali fasulli. Allora? Non rimane che rivolgersi a un ottico di fiducia ricordando che, a parità di prestazioni, spesso è la marca che fa 'lievitare' il prezzo.

ADN Kronos
State quindi attenti a comprare dagli ambulanti...

Tumori, diminuisce mortalità, ma l'Italia è spaccata in due.

I tumori, oggi, fanno meno paura. La sopravvivenza a questa patologia, negli ultimi anni, è infatti aumentata significativamente ed a confermarlo sono anche gli ultimi dati relativi ai registri tumori italiani. Ma resta una nota dolente: se ci si ammala nelle regioni del Sud Italia, le possibilità di sopravvivere sono inferiori del 10%.

Segno che l'Italia della sanità e delle opportunità di accesso alle migliori cure disponibili resta, ancora, divisa in due. Il dato positivo, dunque, è che la sopravvivenza ai tumori a cinque anni dalla diagnosi è del 45,7% negli uomini e del 57,5% nelle donne: un risultato in linea con la media europea e che mostra un miglioramento negli ultimi vent'anni. I dati arrivano da uno studio pubblicata sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione' e curato da Stefano Rosso del Centro di prevenzione oncologica di Torino, che ha esaminato la situazione della sopravvivenza ai tumori in Italia in base ai dati dell'Associazione italiana registri tumori (Airt). Lo studio è diffuso sul sito dell'Istituto superiore di sanità (Iss) 'Epicentro'.

- AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA IN ITALIA E MIGLIORANO TERAPIE
I risultati mostrano che oggi la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 45,7% negli uomini e del 57,5% nelle donne, per tutti i tumori esclusi i carcinomi della cute.Questi dati rappresentano un aumento rispetto al 1985 di circa il 15%, mentre per la sopravvivenza a dieci anni il miglioramento è circa del 6%. La maggiore sopravivenza è attribuita alla accresciuta disponibilità di terapie efficaci e alla diffusione dei programmi di screening.

- MA AL SUD 10% DI POSSIBILITA' IN MENO DI FARCELA
Il dato negativo è rappresentato invece dalle differenze dal punto di vista geografico: la sopravvivenza al Nord e al Centro é infatti più alta di circa il 10% rispetto al Sud. In media, i dati italiani sono in linea con quelli degli altri Stati europei, ma non ancora ai livelli degli Stati Uniti. Ad ogni modo, ha commentato il presidente dell'Iss Enrico Garaci, "é necessaria cautela nell'analizzare questi dati, senza dimenticare che il campione preso come riferimento nelle regioni meridionali è comunque numericamente inferiore rispetto a quello considerato nel nord sulla base dei registri tumori".

- TUMORI ALL'ESOFAGO E FEGATO I PIU' MORTALI
La percentuale di sopravvivenza dipende in modo significativo dal tipo di tumore: i più mortali sono i mesoteliomi (8,2%), i tumori dell'esofago (11,5%), del fegato (10,5% per gli uomini e 11,6% per le donne), delle vie biliari (13,7%), del pancreas (5,1% per gli uomini e 7,8% per le donne), del polmone (11,9% per gli uomini e 15,3% per le donne) e dell'encefalo (18,9% per gli uomini e 20,4% per le donne). Le prospettive di sopravvivenza migliori, invece, sono per i tumori al labbro (89,5%), i melanomi della pelle (79% per gli uomini e 87% per le donne), i tumori della mammella (82,6%), del corpo dell'utero (75,9%), della prostata (78,5%), del testicolo (88,1%), della tiroide (79,1% per gli uomini e 88,1% per le donne) e i linfomi di Hodgkin (80%).

sabato 28 aprile 2007

Volete rendere i vostri figli dei mansueti robottini? Semplice, presto in italia pillola.


Presto in commercio in italia i farmaci contro l'Adhd, la sindrome da deficit di attenzione con iperattivita', nei bambini a partire dai 6 anni di eta'. Il via libera ufficiale e' contenuto nel Supplemento 106 della Gazzetta ufficiale del 24 aprile 2007. Soddisfazione da parte dei ricercatori dell'istituto Mario Negri di Milano: "Riteniamo che si tratti di un importante passo a garanzia dei diritti all'assistenza dei bambini con Adhd e delle loro famiglie, punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2000 e costruito in stretto raccordo tra Istituzioni, Comunita' Scientifica e Associazioni dei pazienti. L'unicita' del provvedimento, anche a livello internazionale, - si legge in una nota - e' rappresentata dal fatto che la prescrizione di questi farmaci e' vincolata alla diagnosi del disturbo neuropsichiatrico effettuata da operatori della salute mentale dell'eta' evolutiva e che deve sempre coinvolgere, oltre al bambino, i suoi genitori, gli insegnanti e il pediatra o il medico di famiglia. Inoltre, il programma di trattamento deve prevedere la presa in carico del bambino presso un servizio di Neuropsichiatria Infantile e includere il supporto alla famiglia e al contesto di vita, e gli interventi specifici necessari". Per gli esperti dell'istituto faramcologico milanese, "la terapia con farmaci dovrebbe essere associata solo se indicata dal neuropsichiatra infantile, in accordo con le evidenze riconosciute dalla comunita' scientifica internazionale, come peraltro chiaramente indicato dalle procedure operative del Registro. Appare ora necessario disporre di una reale e adeguata rete di servizi di Neuropsichiatria Infantile che includa i servizi territoriali, i Centri di riferimento per l'Adhd e tutto quanto necessario per il pieno funzionamento del Registro Nazionale dell'Adhd. A partire da questa iniziativa formalizzata per l'Adhd e' auspicabile - conclude la nota - l'estensione del modello del Registro all'uso di tutti gli psicofarmaci per i bambini e gli adolescenti con i differenti disturbi neuropsichici cosi' da monitorare e valutare l'appropriatezza degli interventi organizzativi multiprofessionali". (AGI)

Aggghiacciante... Ecco come rendere i nostri figli dei dolci e carini automi... Noi vogliamo che i nostri figli continuino a romperci i coglioni!

venerdì 27 aprile 2007

La Dieta per essere sempre in forma!

Aprile, dolce dormire”: una certa tendenza ad affaticarsi, sonnolenza e scarsa concentrazione sono alcuni dei sintomi più tipici di questo periodo, dovuto al lento adattamento dell’organismo dalla stagione fredda a quella calda. È il prezzo della ripresa dell’attività metabolica, che in inverno rallenta sia per il freddo che per la poca luce. Con le giornate molto più lunghe, si sente un’esigenza naturale a fare di più, ma se il fisico non è ancora pronto ci si stanca subito. Poi si può aggiungere la debolezza lasciata dall’ultimo virus della stagione oppure dalle allergie primaverili, peggiorando ulteriormente la situazione. Ma una dieta corretta può aiutare a recuperare le energie più rapidamente.

Piatti leggeri e tante vitamine

L’arrivo del caldo si riflette anche sulle nostre necessità dietetiche. In questo momento, il metabolismo ha bisogno di nutrienti che lo riforniscano di pronta energia per adeguarsi alla nuova condizione e non ha più bisogno di immagazzinare riserve energetiche, come in inverno.
La prima regola, perciò, sarà quella di evitare le pietanze ipercaloriche e di ridurre il consumo degli alimenti ricchi di grassi e zuccheri come salumi, formaggi e dolci. Che, oltre a far crescere di peso, appesantirebbero il sistema digestivo aumentando la sensazione di stanchezza. Ciò che occorre è invece altro: i micronutrienti utili per attivare tutte le funzioni metaboliche, ossia vitamine e minerali. Tra le vitamine svolge un’azione antifatica la B1 (o tiamina) che è fondamentale per la produzione di energia e per la salute delle cellule nervose. Tipici segni di una sua carenza sono infatti stanchezza, torpore agli arti e depressione. Cereali integrali, legumi e semi (arachidi, girasole) ne sono ricchi. Anche la vitamina C, come è noto, è importante per la sua attività antiossidante e per la funzionalità del sistema immunitario. In particolare la troviamo negli agrumi, broccoli, cavoli, fragole, kiwi, lamponi, mango, papaia, peperoni, pomodori, ribes nero e spinaci.
A queste, possiamo aggiungere altre sostanze, chiamate vitamino-simili, come l’inositolo o la carnitina, che svolgono un’azione disintossicante, energetica e immunostimolante. Il primo è contenuto in agrumi, cereali integrali, noci, semi oleosi e nella carne; la seconda prevalentemente nelle carni rosse e nei latticini.
Un tempo, per combattere la stanchezza primaverile, i medici prescrivevano le cosiddette cure ricostituenti, magari a base di olio di fegato di merluzzo o di fialette al ferro. Oggi, in erboristeria e in farmacia l’offerta di ricostituenti naturali è ampia: quelli tradizionali sono il lievito di birra, il germe di grano e la pappa reale. Tutti dall’elevato contenuto di vitamina B e minerali possono essere normalmente aggiunti a latte, minestre, insalate. Anche per la medicina cinese il fegato si riattiva in primavera: infusi di erbe quali tarassaco, boldo, cardo mariano, gli ridanno energia, al contrario di ciò che fanno i cibi grassi.

Una colazione veramente buona

Come impostare allora, un menu energetico ma non pesante? Certamente la prima regola è quella d’iniziare la giornata con i nutrienti più giusti. Meglio per un po’ dimenticare brioche e cappuccino del bar e prepararsi a casa delle prime colazioni che assecondino non solo la salute ma anche il gusto. L’importante è che siano presenti frutta fresca, cereali integrali sotto forma di fiocchi o di pane, un paio di frutti secchi come mandorle, noci o nocciole, miele come dolcificante e uno yogurt, invece del latte, per aiutare la flora intestinale. Tra i cereali un posto di primo piano spetta all’avena, ricchissima di fibre e molto nutriente, che ha un’azione tonificante e perciò viene consigliata negli stati di stanchezza o di convalescenza. L’effetto stimolante è dovuto all’avenina contenuta nel suo olio essenziale, una sostanza capace di stimolare la tiroide. Bisogna ricordare che alla temperatura di sessanta gradi l’avenina viene inattivata: scegliere perciò i fiocchi di avena integrali e crudi - e non quelli decorticati cotti o tostati - da aggiungere a latte, yogurt o minestre tiepide. Poi durante il giorno si faranno dei pasti abbastanza leggeri, nei quali le verdure crude e cotte devono essere sempre presenti. Ad esempio, a pranzo un primo piatto e un’insalata mista con pane integrale e a cena una minestra con un secondo proteico, accompagnato da un contorno e da pane integrale. Non va dimenticata la frutta, da consumare come spuntino e in tutte le forme che si preferiscono: al naturale, spremuta, in macedonia o in insalata.

Se i bimbi sono stanchi

Il cambiamento di clima richiede degli adattamenti nei meccanismi necessari sia per l’accrescimento delle strutture di corpo, ossa e muscoli, sia per il buon funzionamento dell’attività cerebrale. Inoltre i bimbi sono sottoposti a notevole stress durante l’inverno a causa dello studio e delle svariate attività extrascolastiche nelle quali sono impegnati. Alla fine si verifica come un corto circuito, un esaurimento delle capacità di adattamento dell’organismo, il quale deve soddisfare anche il fabbisogno dovuto alla crescita. I segnali con i quali i più piccoli manifestano la stanchezza sono irritabilità, insonnia, inappetenza, difficoltà di concentrazione, perdita di interesse per tutte le attività prima ritenute divertenti o almeno piacevoli.
Gli alimenti utili per combattere la stanchezza sia fisica che psichica dei giovanissimi sono i cibi ricchi di vitamine, minerali, grassi polinsaturi (presenti negli oli vegetali e nel pesce): tutte sostanze che combattono i radicali liberi e aiutano l’organismo a lavorare meglio. Quindi verdura e frutta: vanno benissimo gli agrumi ma anche alcuni frutti tropicali come ananas, mango, papaia. L’olio extravergine di oliva è il condimento ideale; se gradita è consigliabile qualche tisana di rosa canina che contiene vitamina C. Da evitare l’eccesso di carboidrati semplici, perché provocano un innalzamento dell’insulina nel sangue, responsabile di un repentino abbassamento del livello di glicemia e di una sensazione di profonda stanchezza e spossatezza. In pratica, le merendine, i biscotti farciti, la cioccolata, troppi cereali raffinati, possono peggiorare la condizione di stanchezza. Ovviamente è consigliabile evitare o ridurre al massimo i cibi pesanti e alimenti quali burro, salumi e carni grasse (wurstel). Infine, si ricorda che oltre all’alimentazione, è molto importante salvaguardare il sonno dei bambini: i pediatri raccomandano almeno dieci ore per notte.